BTP, quali sono le conseguenze dell’aumento della spesa per la difesa europea

I titoli di Stato italiani hanno già registrato un incremento dei rendimenti – e una discesa dei prezzi - dopo il bazooka tedesco e la prospettiva di maggiori costi per la difesa mette sotto pressione il rapporto debito/PIL.

Sara Silano 27/03/2025 | 13:57
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Photo collage illustration of bar graphs with floating euro coins

Mentre l’Unione Europea cerca un accordo su come finanziare il piano di riarmo, gli economisti provano a calcolare l’impatto dell’aumento della spesa per la difesa sui conti pubblici italiani e di conseguenza sui BTP e gli altri titoli di Stato.

Le domande chiave per gli investitori in BTP sono:

- I prezzi dei BTP in circolazione continueranno a scendere a causa dell’aumento degli yield?

- Quali saranno le conseguenze sui conti pubblici?

- Il governo dovrà emettere più titoli di debito per finanziare l’aumento dei costi della difesa?

BTP, prezzi giù e rendimenti su

I titoli di Stato italiani, così come quelli dell’eurozona, hanno già accusato un aumento dei rendimenti, quindi una diminuzione dei prezzi, dopo che la Germania ha annunciato l’incremento della spesa per la difesa e l’abbandono del cosiddetto “freno al debito”. Attualmente, il BTP decennale rende il 3,9% in aumento rispetto al 3,2% di inizio dicembre 2024.

Nello stesso periodo, le quotazioni sono scese. Se prendiamo ad esempio il BTP con scadenza a marzo 2035 e cedola a tasso fisso del 3,35%, vediamo come sia passato da essere quotato sopra la pari – ossia sopra il valore di rimborso a scadenza che è pari a 100 – ad uno al di sotto, pari a 96,5 (al 25 marzo). Questo significa che se l’investitore decidesse di vendere il titolo in Borsa oggi, lo farebbe a un prezzo che è inferiore al suo valore nominale. Più in generale, è bene ricordare che il rendimento di un’obbligazione governativa è composta dalla cedola e dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita. Si ha una plusvalenza se il prezzo di vendita è superiore e una minusvalenza nel caso opposto.

Nel grafico qui sotto, si vede l’andamento dei prezzi di un paniere rappresentativo dei titoli italiani dall’inizio dell’anno.

La volatilità dei titoli di Stato in questi primi mesi dell’anno non è peculiare dell’Italia, ma è una conseguenza dei cambiamenti geopolitici in atto nel Vecchio continente. “Riteniamo che l’aumento dei rendimenti in Europa rifletta l’aspettativa di una maggiore offerta di obbligazioni e di una maggiore crescita e inflazione nei prossimi anni, a seguito del bazooka fiscale della Germania, piuttosto che una valutazione da parte degli investitori di maggiori rischi di credito”, spiega Javier Rouillet, senior vice president del team Global sovereign ratings di Morningstar DBRS .

“Tuttavia, gli elevati livelli di debito dell’Italia e il rapporto relativamente basso della spesa per la difesa rendono il paese più sotto pressione di altri”, aggiunge l’analista, precisando, però che l’Italia è meno esposto geograficamente alla Russia e potrebbe decidere di aumentare la spesa per la difesa in modo più graduale.

Quali sono le conseguenze sui conti pubblici dell’aumento della spesa per la difesa?

In ogni caso, il contesto attuale è diventato più sfidante per il governo italiano, impegnato nel tentativo di ridurre il debito. “Se l’Italia deciderà di aumentare le spese per la difesa senza introdurre misure compensative o beneficiare di un nuovo sostegno da parte dell’Unione Europea, ciò rallenterà il ritmo del consolidamento fiscale previsto dal governo ed eserciterà ulteriori pressioni sul rapporto debito pubblico/PIL”, dice Rouillet.

Sulla stessa linea è un recente rapporto di Goldman Sachs sull’Italia, dal titolo molto esplicativo: “La difesa mette sotto pressione la riduzione del debito”, pubblicato il 18 marzo.

In effetti, il documento programmatico di bilancio 2025, presentato il 15 ottobre 2024 prevedeva una riduzione del deficit in rapporto al prodotto interno lordo (PIL) dal 3,8% del 2024 al 3,3% del 2025, al 2,6% del 2027 e all’1,8% del 2029. Bisognerà ora capire quali azioni il governo intraprenderà per far fronte all’aumento della spesa per la difesa, inizialmente non previsto. Le strade che potrebbe percorrere sono due: il taglio di altre spese o nuove entrate.

Se da un lato, l’Italia parte da una situazione migliore rispetto ad altri stati dell’eurozona, grazie alla crescita economica registrata negli ultimi anni e agli ingenti finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) – anche se sottoutilizzati-, dall’altro soffre degli stessi rischi degli altri paesi, a partire dall’incognita relativa ai dazi americani.

“La politica fiscale italiana dovrebbe continuare a garantire un saldo primario positivo, dopo che il paese è stato l’unico nell’UEM4 e nel G7 a raggiungere un saldo positivo lo scorso anno”, scrive Filippo Taddei, economista di Goldman Sachs, nel suo ultimo report. “Riconosciamo che gli effetti di una maggiore spesa per la difesa sulla crescita saranno probabilmente positivi ma limitati, e la nuova priorità politica rallenterà il ritmo del consolidamento fiscale annunciato nel piano strutturale dello scorso anno, che era coerente con una riduzione del debito nel medio termine”.

In effetti, lo spazio di manovra del governo guidato da Giorgia Meloni sembra essere limitato, anche in considerazione dell’elevato rapporto tra debito e PIL – 135,3% nel 2024 secondo l’Istat. Secondo le nuove stime di Goldman Sachs, questo dovrebbe attestarsi intorno al 137%, mentre in passato gli economisti prevedevano un trend discendente.

“Dato il limitato spazio fiscale dell’Italia e l’elevato rapporto debito pubblico/PIL, il governo potrebbe decidere di convergere verso il potenziale nuovo obiettivo di spesa per la difesa della NATO [3%] in modo più graduale. Inoltre, non possiamo escludere che in futuro l’UE possa fornire maggiore sostegno o strumenti alternativi per alleviare la pressione sui bilanci nazionali”, afferma Rouillet di Morningstar DBRS.

Il governo dovrà emettere più BTP per finanziare le maggiori spese per la difesa?

Quello che è certo finora è l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e il violento riprezzamento che si è registrato dopo l’annuncio del bazooka tedesco. “Ipotizzando lo spread BTP-Bund costante, i rendimenti più elevati attualmente previsti dai nostri strategist sui tassi (yield dei Bund a 10 anni al 3/3,25% entro la fine del 2025/26) implicano un aumento del tasso di interesse effettivo medio ponderato (WAM) dall’attuale 2,9% al 3,6% entro la fine del decennio”, si legge nella nota di Goldman Sachs.

Due fattori che potrebbero ammortizzare gli effetti dell’aumento degli yield sono la relativamente lunga scadenza media dei titoli di Stato italiani, pari a 7 anni, che diluisce gli effetti nel tempo e la prospettiva di una maggiore offerta di obbligazioni governative nell’eurozona, con la Germania in testa, che potrebbe sostenere la crescita, mitigando parzialmente l’aumento dei costi per gli interesse.

I risparmiatori italiani devono aspettarsi nuove emissioni di BTP, comprese quelle riservate ai piccoli investitori, dopo il successo del BTP Più a febbraio. Secondo Rouillet, “è del tutto possibile che il governo continui a offrire queste obbligazioni retail”, perché gli permettono di diversificare la base di investitori e assorbire il suo ampio fabbisogno di finanziamenti.

Intanto, chi ha sottoscritto negli ultimi anni il BTP Valore e a febbraio il BTP Più, ha visto oscillare i prezzi da inizio anno con il BTP Più che è sceso anche sotto quota 100, ossia il valore di emissione. Mentre scriviamo, tuttavia, tutte le emissioni sono intorno o sopra la pari (vedi tabella). E’ bene, comunque, ricordare che l’investitore che terrà il titolo fino a scadenza avrà diritto al rimborso totale e non è influenzato dalle oscillazioni attuali dei prezzi.

Negli ultimi anni, sono tornati anche gli investitori esteri, attratti da yield interessanti e la percezione di maggiore stabilità politica. “Riteniamo che sia le famiglie che gli investitori non residenti abbiano più spazio per aumentare la loro esposizione al debito italiano”, dice l’analista di Morningstar DBRS, il quale, però, ricorda che l’Italia dovrà continuare a riequilibrare le sue finanze per trattenere e “aumentare l’appetito” degli investitori, soprattutto quelli esteri, per i BTP e gli altri titoli di Stato.


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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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