Come investire la propria liquidità coi tassi in discesa

I conti deposito vanno per la maggiore, ma esistono tre alternative migliori.

Valerio Baselli 02/04/2025 | 15:36
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Illustration in Form einer Collage mit einer Euro-Münze, einem Tableau, das eine positive Tendenz des Marktes zeigt, und einem Gebäude für die Beschäftigten.

Si sente spesso dire che gli italiani siano un popolo di grandi risparmiatori, ma di pessimi investitori. In effetti, nel nostro Paese il risparmio non manca, anche se una buona fetta di esso rimane improduttivo.

Secondo i dati della Federazione autonoma bancari italiani (FABI), dopo due anni di calo, a fine 2024 si contano 1.364 miliardi di euro fermi sui conti correnti degli italiani, 20 miliardi in più rispetto a un anno prima.

Un aumento apparentemente moderato, ma che suggerisce un’inversione di tendenza più orientata al consolidamento dei risparmi, in un contesto di contenimento dell’inflazione e di graduale riduzione dei tassi di interesse.

I pericoli della liquidità in eccesso

“La liquidità ferma sui conti correnti è un problema sia per i singoli risparmiatori, che anno dopo anno si impoveriscono a causa dell’inflazione, sia per il Paese nel suo complesso in quanto questi denari escono dal circuito economico che potrebbe valorizzarli meglio e farli crescere nel lungo tempo, aiutando l’economia nazionale a crescere e svilupparsi con maggiori risorse finanziarie”, spiega Costantino Forgione, consulente finanziario, divulgatore e autore del libro Investire senza trappole.

Bisogna infatti pensare all’inflazione come una “tassa occulta” che si applica in modo indiretto, senza che chi la subisce se ne renda conto. Una tassa per di più regressiva, cioè che colpisce di più le famiglie con un reddito medio-basso.

Infatti, uno degli obiettivi dichiarati della Retail Investment Strategy attualmente in discussione in sede europea, è proprio quello di favorire la partecipazione degli investitori al dettaglio ai mercati dei capitali, utilizzando le vaste risorse del risparmio “dormiente” europeo.

Conti deposito, scelta non ottimale

“L’incremento più marcato si registra nei conti deposito a durata prestabilita (+2,7%), che continuano ad attrarre maggiore liquidità rispetto all’anno precedente”, scrivono gli analisti FABI nel loro studio. “Ne emerge una maggiore propensione delle famiglie e delle imprese a parcheggiare i propri capitali in strumenti con rendimenti più elevati rispetto ai conti correnti, ma senza rinunciare completamente alla sicurezza della liquidità”.

Allo stesso tempo, la categoria dei pronti contro termine (PCT) ha subito una riduzione di 10,8%, scendendo a 86,7 miliardi di euro. “Il calo di questa voce indica un disinvestimento progressivo da strumenti di breve termine con caratteristiche speculative o di tesoreria. La minore convenienza di tali strumenti potrebbe essere attribuibile alla politica monetaria della BCE, che ha iniziato a ridurre i tassi, rendendo meno attrattive queste operazioni di finanziamento”, si legge nell’analisi.

Secondo Costantino Forgione, “in un Paese in cui l’educazione finanziaria è tra le più basse al mondo, i conti di deposito rappresentano una scelta molto semplice, di facile esecuzione e, spesso, l’unica conosciuta, il che ne spiega la sua ampia diffusione in Italia”.

Inoltre, il fatto che i conti deposito siano garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro a depositante è di ulteriore conforto per risparmiatori che “spesso hanno paure più o meno immotivate nei confronti di altri strumenti di investimento”, commenta il consulente finanziario.

Per Forgione, comunque, si tratta di “una scelta subottimale, a causa della tassazione al 26% e delle clausole contrattuali spesso poco trasparenti o vincolanti”. Insomma, esistono alternative migliori.

Le conseguenze di tassi d’interesse in calo

A inizio marzo, la Banca Centrale Europea ha tagliato il tasso di interesse di riferimento di altri 0,25 punti percentuali, portandolo al 2,50%. La BCE ha iniziato il suo ciclo di riduzione dei tassi a giugno del 2024, quando il tasso era al 4,00%; ha fatto una pausa a luglio e ha ripreso a modificare i tassi a settembre, ottobre, dicembre e gennaio.

I tassi d’interesse in discesa sono, generalmente, una buona notizia per l’economia e per i mutuatari, ma per gli investitori comportano una sempre maggiore difficoltà ad ottenere rendimenti in futuro, sia sui conti di deposito che su altri strumenti di investimento a basso rischio.

“La conseguenza è che i risparmiatori italiani si impoveriranno sempre di più, a meno che questa sempre maggior difficoltà non li porti in futuro ad essere costretti ad esplorare modalità di investimento più evolute e potenzialmente redditizie del semplice conto di deposito”, continua Forgione, secondo cui i tassi in calo “potrebbero, sperabilmente, indurre molti risparmiatori italiani ad uscire dalla loro attuale inerzia e valutare opportunità migliori”.

Tre modi efficienti per investire la propria liquidità

Ma allora quali sono le migliori opzioni per gestire la propria liquidità in un contesto di tassi d’interesse in calo? Ecco le migliori tre alternative secondo Costantino Forgione:

ETF monetari a tassazione agevolata

Si tratta di exchange-traded fund (fondi comuni quotati in Borsa), che replicano l’andamento del mercato monetario. Di solito, il tasso di riferimento su cui si basano questi strumenti è quello overnight, ossia il tasso d’interesse applicato ai prestiti interbancari con scadenza a un giorno. Questo tasso dipende interamente dalla politca monetaria della BCE e attualmente si aggira intorno al 2,5%.

Il redimento è corrisposto giornalmente in piccole quantità. Ogni giorno, quindi, il tuo capitale crescerà di una frazione di quel tasso, calcolata dividendolo per i giorni dell’anno.

Inoltre, le plusvalenze e gli interessi derivanti da ETF che investono in titoli di Stato della zona euro hanno una tassazione agevolata al 12,5%, anziché al 26%.

Tra questi strumenti, il più grande a livello di masse gestite è l’Xtrackers II EUR Overnight Rate Swap UCITS ETF 1C (XEON), seguito dall’Amundi EUR Overnight Return UCITS ETF Acc (LEONIA).

Buoni ordinari del Tesoro

I BOT sono titoli di Stato a breve termine con scadenza a 3, 6 e 12 mesi. Questi bond sono particolarmente adatti alla propria liquidità perché, oltre alle scadenze molto corte, possono essere venduti in Borsa (come gli ETF) in qualsiasi momento qualora si avesse bisogno di liquidità, che viene accreditata sul conto corrente il giorno dopo l’esecuzione della vendita, cosa che spesso non succede coi conti di deposito, i quali spesso hanno vincoli o penalità d’uscita.

Tutti i BOT sono soggetti alla tassazione agevolata al 12,5%. Attualmente, un BOT a 12 mesi rende il 2,235%.

Una gestione patrimoniale monetaria

Questa terza opzione risulta un po’ più complessa e dovrebbe prevedere l’intervento di un professionista. Sostanzialmente, si tratta di creare un piccolo portafoglio di titoli obbligazionari high-yield e subordinati a breve e brevissimo termine, facendo molto attenzione ai costi e alla qualità della gestione.


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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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