Punti chiave
- Giovedì 3 aprile l’indice del mercato azionario USA è sceso del 5,04% in un brutale sell off spinto dalle preoccupazioni che i nuovi dazi annunciati dal presidente Donald Trump possano colpire la crescita economica e alimentare l’inflazione.
- I titoli tecnologici ed energetici hanno subito le perdite peggiori, insieme alle small cap, mentre i titoli consumer defensive sono stati gli unici a rimanere in verde.
- I titoli obbligazionari sono saliti grazie al calo dei rendimenti e alla ricerca di protezione nel debito pubblico da parte degli investitori.
I mercati azionari sono scesi bruscamente negli Stati Uniti e in tutto il mondo giovedì 3 aprile, in quanto le tariffe doganali annunciate dal Presidente Donald Trump contro decine di Paesi sono considerate un danno per la crescita degli Stati Uniti e delle altre principali economie. Molti segmenti del mercato non avevano registrato perdite così consistenti dallo scoppio della pandemia di covid-19 nel 2020.
Nel frattempo, i prezzi delle obbligazioni sono balzati in quanto gli investitori hanno cercato un rifugio sicuro dal crollo delle azioni e gli analisti hanno aumentato la probabilità che gli Stati Uniti e altri Paesi possano entrare in recessione. Il rally dei bond è dovuto anche al fatto che i dazi recentemente imposti minacciano di portare nuove pressioni al rialzo sull’inflazione.
Mentre le azioni crollavano e gli economisti riducevano le loro previsioni di crescita economica, gli scambi di futures obbligazionari hanno aumentato le probabilità che la Federal Reserve intensifichi la portata dei tagli dei tassi di interesse nel 2025.
Il sell off innescato dai dazi
Gli analisti sono stati sorpresi dalla portata dell’annuncio di mercoledì, che comprendeva un dazio del 20% sui beni dell’UE e tariffe più aggressive ai danni dei paesi asiatici.
Il Morningstar US Market Index ha perso il 5,04% nel corso della seduta di ieri, registrando il peggior risultato dall’11 giugno 2020, quando è il mercato USA è crollato del 5,97%. L’indice S&P 500 ha perso il 4,84%, mentre il Nasdaq ha perso quasi il 6%.
“Il Trump 2.0 è tutto gas e niente freni”, afferma Michael Arone, chief investment strategist di State Street Global Advisors. “Si tratta di un’entità molto più grande, di una scala molto più grande, più aggressiva. E gli investitori oggi stanno vendendo prima, per farsi delle domande in seguito”.
All’interno del mercato azionario, 10 degli 11 settori hanno chiuso in perdita, con i ribassi più alti registrati dai titoli energetici e dai tecnologici. L’indice Morningstar US Technology è sceso del 7,03%, il peggior risultato dal 16 marzo 2020. Il gigante dei chip Nvidia NVDA è sceso del 7,8%, mentre Apple AAPL ha registrato una perdita del 9,3% (la più grande perdita di un solo giorno dal marzo 2020). Anche i titoli del settore beni di consumo ciclici hanno registrato cali importanti, con Wayfair W che è crollato del 27% e la casa automobilistica Ford Motor F che ha chiuso a -5%.
L’unico settore in rialzo della giornata è stato quello dei beni di consumo difensivi, che ha registrato un guadagno dello 0,17%.
Più in generale, i danni sono stati distribuiti in tutti i settori della Morningstar Style Box. I titoli small value hanno registrato le perdite più elevate. L’indice Morningstar US Small Value è sceso del 7,13%, segnando il peggior ribasso dall’11 giugno 2020, quando era crollato dell’8,44%. I titoli large value hanno tenuto meglio, ma hanno comunque subito una perdita del 3,06%, il calo maggiore dal settembre 2022.
Dollaro e rendimenti dei bond in calo
Il dollaro USA è sceso rispetto a un paniere di valute, mentre l’oro si è spinto ai massimi storici appena sotto USD 3.200 mercoledì sera.
Sul mercato obbligazionario, i rendimenti degli US Treasury sono scesi bruscamente. Gli investitori si rivolgono ai titoli di Stato statunitensi come rifugio sicuro a causa delle aspettative di un rallentamento della crescita economica. Il rendimento dell’US Treasury a 10 anni è sceso giovedì al 4,05% (il livello più basso da ottobre) dal 4,20% prima che Trump svelasse i suoi piani nella tarda serata di mercoledì. I rendimenti dei bond sono scesi anche in Europa.
Come cambia la politica della Fed dopo i dazi?
“Il principale risultato a breve termine dell’annuncio di ieri potrebbe essere l’impatto sulla futura politica della Fed e sui tassi di interesse statunitensi”, afferma Dominic Pappalardo, chief multi-asset strategist di Morningstar Investment Management.
Questo perché l’impatto dei dazi sull’economia potrebbe spingere la Federal Reserve verso una politica monetaria più accomodante. “Questa misura potrebbe essere sufficiente a spingere la Fed a spostare l’attenzione più sulla debolezza economica che sull’inflazione”, afferma Pappalardo. “Se così fosse, la Fed potrebbe decidere di riprendere i tagli ai tassi di interesse prima di quanto previsto”.
Tuttavia, anche questa non è una decisione chiara, poiché le tariffe potrebbero contribuire ad aumentare nuovamente le pressioni sull’inflazione. “La Fed è rimasta intrappolata tra il sostegno all’attività economica e la lotta all’inflazione e purtroppo questa notizia mette ulteriore pressione su entrambi”, aggiunge.
Gli Stati Uniti cadranno in recessione?
Tutti gli economisti di Wall Street hanno dichiarato che l’esito delle tariffe è stato peggiore del previsto. Allo stesso tempo, anziché eliminare l’incertezza, come alcuni opinionisti avevano previsto, il regime tariffario annunciato da Trump ha aggiunto un livello completamente nuovo di incognite a breve e lungo termine alle prospettive economiche globali.
Nell’immediato futuro, tuttavia, l’impatto è visto come ampiamente negativo.
“Il rischio di recessione negli USA per il prossimo anno è salito ad almeno un terzo”, afferma Preston Caldwell, economista senior di Morningstar per gli Stati Uniti. “Ridurremo le nostre previsioni di crescita del PIL per il 2025 e il 2026 di circa lo 0,5% per ciascun anno”.
Caldwell sottolinea che la portata degli aumenti tariffari rende difficile valutare quanto profondo sarà il danno. “Questo tipo di cambiamento di regime è talmente inedito che i dati storici e i modelli che ne derivano sono solo un’ipotesi”, afferma Caldwell. “Complessivamente, gli aumenti annunciati oggi - compresi quelli delle auto e altri annunciati in precedenza - porteranno il tasso tariffario medio degli Stati Uniti a circa il 20%, il più alto da oltre un secolo”.
“Il fattore più importante è l’incertezza che pesa sulla spesa in un orizzonte temporale di un anno. Forse più a lungo. Le aziende hanno davvero intenzione di investire nella produzione statunitense con la possibilità che le elezioni di metà mandato o quelle del 2028 portino a un’inversione in tema di dazi? Se il Congresso avesse promulgato queste tariffe avrebbe dato un po’ più di forza e credibilità. Ma questo è davvero lo scenario peggiore al mondo”.
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