I dazi doganali annunciati mercoledì 2 aprile dal presidente Donald Trump contro decine di Paesi hanno mandato in rosso i mercati azionari, poiché si ritiene che danneggino la crescita economica degli Stati Uniti e del mondo e spingano l’inflazione verso l’alto.
Sui mercati azionari è prevalso in segno meno dopo l’annuncio di Trump, che include dazi del 20% sulle merci dell’UE e del 10% su quelle provenienti dal Regno Unito. Mentre scriviamo, l’S&P 500 segna -4,7%, mentre l’indice Dow Jones cede il 3,8%.
Le Borse europee hanno chiuso la seduta registrando perdite importanti. L’indice Stoxx 600 ha ceduto il 2,6%, guidato dai segmenti dei beni di consumo ciclici, come il lusso e l’abbigliamento. A Piazza Affari il FTSE MIB ha perso il -3,6%.
Sui mercati valutari e delle materie prime, il dollaro USA è sceso rispetto a un paniere di valute dopo l’annuncio, mentre l’oro ha raggiunto nuovi massimi storici poco sotto i 3.200 dollari, poiché gli investitori hanno cercato beni rifugio.
Sui mercati obbligazionari, i prezzi sono saliti e gli yield sono scesi perché gli investitori cercano porti sicuri.
Gli Stati Uniti cadranno in recessione?
Tutti gli economisti di Wall Street hanno dichiarato che l’esito delle tariffe è stato peggiore del previsto. Allo stesso tempo, anziché eliminare l’incertezza, come alcuni opinionisti avevano previsto, il regime tariffario annunciato da Trump ha aggiunto un livello completamente nuovo di incognite a breve e lungo termine alle prospettive economiche globali.
Nell’immediato futuro, tuttavia, l’impatto è visto come ampiamente negativo.
“Il rischio di recessione negli USA per il prossimo anno è salito ad almeno un terzo”, afferma Preston Caldwell, economista senior di Morningstar per gli Stati Uniti. “Ridurremo le nostre previsioni di crescita del PIL per il 2025 e il 2026 di circa lo 0,5% per ciascun anno”.
Caldwell sottolinea che la portata degli aumenti tariffari rende difficile valutare quanto profondo sarà il danno. “Questo tipo di cambiamento di regime è talmente inedito che i dati storici e i modelli che ne derivano sono solo un’ipotesi”, afferma Caldwell. “Complessivamente, gli aumenti annunciati oggi - compresi quelli delle auto e altri annunciati in precedenza - porteranno il tasso tariffario medio degli Stati Uniti a circa il 20%, il più alto da oltre un secolo”.
“Il fattore più importante è l’incertezza che pesa sulla spesa in un orizzonte temporale di un anno. Forse più a lungo. Le aziende hanno davvero intenzione di investire nella produzione statunitense con la possibilità che le elezioni di metà mandato o quelle del 2028 portino a un’inversione in tema di dazi? Se il Congresso avesse promulgato queste tariffe avrebbe dato un po’ più di forza e credibilità. Ma questo è davvero uno scenario da peggiore del mondo”.
Le società che si affidano in larga misura a beni importati dai Paesi del Sud-Est asiatico, colpiti da dazi più alti del previsto, registrano in avvio di contrattazioni perdite molto elevate: AAPL fa segnare -9%, Nike NKE -10,5% e Amazon AMZN -7,5%.
Sul mercato obbligazionario, i rendimenti dei Treasury statunitensi sono scesi bruscamente. Gli investitori si sono rivolti ai titoli di Stato statunitensi come rifugio sicuro, oltre che per le aspettative di un rallentamento della crescita economica.
Dominic Pappalardo, chief multi-asset strategist di Morningstar Investment Management, sostiene che l’impatto dei dazi sull’economia potrebbe spingere la Federal Reserve verso una politica monetaria morbida. “L’annuncio di oggi... potrebbe essere sufficiente per consentire alla Fed di spostare l’attenzione più sulla debolezza economica che sull’inflazione”, afferma. “Se così fosse, la Fed potrebbe decidere di riprendere i tagli dei tassi di interesse prima di quanto previsto in precedenza”.
Tuttavia, anche questa non è una decisione chiara, poiché i dazi potrebbero contribuire a rinnovare le pressioni sull’inflazione. “La Fed è rimasta intrappolata tra il sostegno all’attività economica e la lotta all’inflazione e purtroppo le notizie di oggi mettono ulteriore pressione su entrambi”, afferma.
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