La Bank of Japan che per l'anno fiscale 2009 (dal primo aprile scorso al 31 marzo 2010) si aspettava un calo del Pil del 2, nel corso dell’ultima riunione non ha escluso che il dato possa essere rivisto in senso peggiorativo. Le altre voci congiunturali non vanno meglio. Nel solo mese di febbraio le esportazioni sono calate del 49% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Con questo dato, fa il
paio il -43% segnato dalle importazioni, indice di una minore domanda da parte dei giapponesi, ma più in generale di una ridotta disponibilità di denaro da parte delle famiglie.
Uno degli aspetti che, secondo gli analisti potrebbe incidere sulle capacità di risveglio del Sol levante, è quello politico. “Il livello di popolarità del primo ministro Taro Aso è ai minimi”, spiega uno studio dell’Economist Intelligence Unit (EIU). A marzo uno scandalo legato a una raccolta di fondi ha coinvolto il presidente del partito (e grande sostenitore di Aso) Ichiro Ozawa rendendo ancora più precaria la posizione del premier.
Dal punto di vista operativo gli analisti consigliano ancora estrema prudenza. “Da Europa e Stati Uniti stanno arrivando timidi segnali di ripresa”, dice il report di Morningstar. “Questo potrebbe fare bene alle società nipponiche dell’export. Ma bisogna vedere se i segnali di rinascita saranno confermati. Nuovi shock finanziari potrebbero convincere gli investitori a scappare dal Giappone, con il conseguente detrimento dei corsi azionari”.
Un indicatore della dipendenza del Giappone dai mercati internazionali è Toyota. La casa automobilistica ha annunciato che, dopo il calo del 50% della produzione in febbraio, cercherà di normalizzare l'output a partire da maggio. Per far questo è pronta a chiudere gli impianti negli Stati Uniti e, per dare un’ulteriore spinta ai conti, a mandare a casa una parte del personale in Giappone. Nel frattempo ha richiamato in servizio Yoshimi Inaba uno dei top manager che in passato avevano messo in moto le attività americane.
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